MASSIMILIANO CORRADO
Dante e la questione della lingua di Adamo. (‘De vulgari eloquentia’, I 4-7; ‘Paradiso’, XXXVI 124-38)
 
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L'autore. Massimiliano Corrado è studioso della Civiltà del Medioevo e del Rinascimento e svolge attività di ricerca presso l’Università “Federico II” di Napoli.



Quaderni della “Rivista di Studi Danteschi - 4, pp. 92
maggio 2010
Soggetto
Letteratura italiana I. Dalle origini al Settecento. Saggi
Filologia classica, medievale e umanistica. Saggi
ISBN. 978-88-8402-692-7

€ 12,00 . € 9,60
 

L'opera. Dante non smette mai di approfondire le questioni fondamentali della scrittura, gli episodi e le affermazioni della propria esistenza passata e di sperimentare soluzioni nuove. Massimiliano Corrado ripercorre in questo volume le tappe principali della riflessione critica di Dante sul tema della lingua di Adamo. Nel De vulgari eloquentia prima, nel canto XXVI del Paradiso poi – nell’arco di tempo che va dal 1304 al 1320 circa –, Dante ripensa e ripropone la questione della lingua originaria. La lingua di Adamo, creata da Dio, era perfetta e inalterabile, a differenza di tutte le altre lingue post-babeliche (destinate a mutare nello spazio e nel tempo). Vent’anni dopo, Dante incontra Adamo nel canto XXVI del Paradiso e ribalta la tesi dell’origine divina e dell’incorruttibilità della lingua primigenia: estende ad essa il principio della costituzionale mutevolezza dei linguaggi, dando così una legittimazione storica e linguistica dell’utilizzo del volgare anche nella Commedia.

 

   

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