Paolo Orvieto
Pulci. Luigi e una famiglia di poeti
 
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L'autore. Paolo Orvieto, già professore ordinario di Storia della critica e della storiografia letteraria, Letteratura italiana e Letterature comparate nell’Università di Firenze. Si è occupato in molti saggi del Rinascimento fiorentino, di critica letteraria e di letterature comparate. Tra le sue ultime pubblicazioni si ricorda almeno La vera storia di Giuda (Prato 2016). Per la Salerno Editrice, in questa stessa collana, ha pubblicato Poliziano e l’ambiente mediceo (2009), De Sanctis (2015).



Sestante - 41, pp. 280
maggio 2017
Soggetto
Letteratura italiana I. Dalle origini al Settecento. Saggi
ISBN. 978-88-6973-217-1

€ 18,00
 

Ebook:

 
€ 11,99

 


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L'opera. Membro di una famiglia di poeti, anch’essi tutt’altro che trascurabili (i fratelli Luca e Bernardo, la cognata Antonia), Luigi Pulci, l’iniziatore del poema cavalleresco d’autore, è uno dei piú straordinari poeti del Rinascimento volgare. Una biografia, la sua, travagliata, segnata da sintonie culturali con Lucrezia Tornabuoni e soprattutto dal legame quasi morboso per Lorenzo de’ Medici, alternato di connivenze e tradimenti, e costellato da virulente polemiche. Il saggio prende in esame tutte le singole opere di Pulci: le Frottole (spassosa la parodia muliebre di Le galee per Quaracchi, lungo elenco di impiastri per la cosmesi femminile), gli strambotti, la Beca da Dicomano, che va a formare un dittico, forse eccessivamente sensuale, con la piú celebre Nencia da Barberino; la novella la Giostra, sintomo di ancestrali antipatie tra Fiorentini e Senesi, attenta descrizione di sopravvivenze cavalleresche in pieno Rinascimento; oppure celebrazione della supremazia del suo Lorenzo sulle altre famiglie oligarchiche fiorentine, l’altro poema Ciriffo Calvaneo, che, riletto attentamente, ha squarci di straordinario funambolismo linguistico e comico, i sonetti contro disparati avversari e quelli di parodia religiosa. E infine una dettagliata analisi del suo capolavoro, il Morgante, con l’individuazione della rete sotterranea di interferenze tra vita e arte (il re Marsilio è Marsilio Ficino, Margutte Antonio di Guido, Astarotte Luigi Pulci, Pallante Piero de’ Medici, ecc.), del quale si analizzano singoli cantari e si segnalano le molte, se non tutte, possibili fonti, e al quale alla fine viene resa giustizia: non è, come ipotizzava Rajna, un pedissequo plagio dell’Orlando laurenziano che è, invece, orrenda trascrizione canterina del Morgante.

 

   

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