AGNOLO DI COSIMO (IL BRONZINO)
I Salterelli dell'Abbrucia sopra i Mattacini di ser Fedocco
 
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Curatore: a cura di Carla Rossi Bellotto


Documenti di poesia - V, pp. 144

Soggetto
Letteratura italiana I. Dalle origini al Settecento. Testi
Arte. Testi
ISBN. 978-88-8402-237-0

€ 14,00
 

L'opera. A Firenze, nel Cinquecento, l’interesse di pittori, scultori e architetti per la poesia è più vivo che altrove, e si traduce in una produzione poetica tanto ampia quanto ancora poco studiata dalla critica. Se si eccettuano, infatti, Michelangelo e Benvenuto Cellini, le opere letterarie e memorialistiche di artisti quali gli scultori Vincenzo Danti, Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati, i pittori Francesco Lancillotti e Agnolo di Cosimo, detto il Bronzino (1503-1563), ed altri, restano ancora in gran parte da affrontare (in questo “filone” d’interesse si colloca il fac-simile, con commentario, del Diario di Jacopo da Pontormo (1496-1556), che del Bronzino fu il maestro, pubblicato dalla Salerno Editrice nel 1996). Di sicuro rilievo appare allora la presente edizione critica e commentata dei Salterelli dell’Abbrucia sopra i Mattaccini di Ser Fedocco, undici sonetti caudati scritti in gergo jonadattico, composti dal Bronzino tra l’ottobre 1560 e il gennaio 1561, e già compresi – ma senza l’ausilio di un adeguato commento – nel corpus delle Rime in burla del Bronzino pittore curata da Franca Petrucci Nardelli nel 1988. L’obiettivo è quello di offrire un contributo per un’indagine filologicamente, letterariamente e storicamente più approfondita intorno all’opera del pittore-poeta; a tale scopo, l’introduzione provvede innanzitutto a collocare i Salterelli all’interno di un contesto sociale e culturale nel quale videro la luce; procede poi all’esegesi della singolare collana, proponendo a piè pagina la parafrasi di ogni componimento; commenta infine con ampiezza e puntualità i sonetti, nel tentativo di penetrarne la difficile e spesso oscura veste linguistica. Nati in margine a una feroce polemica sorta tra Annibal Caro e Lodovivo Castelvetro a proposito della canzone del Caro Venite all’ombra dei gran gigli d’oro, che infiammò per un intero ventennio i letterati italiani intorno alla questione del primato toscano nella lingua e nella letteratura d’Italia, questi sonetti documentano la maestria di un pittore tra i massimi del Rinascimento, che seppe essere anche poeta burlesco di notevole raffinatezza.

 

   

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