Francesco Petrarca
Canzoniere, Trionfi. Edizione in fac-simile
 
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Fac-simili - , Un vol. in facsimile di mm. 267 × 176, di cc. I + 155 (= pp. 312), rilegato in piena pelle con capitelli e tagli in colore, fregi e incisioni in oro e a secco sui piatti e sul dorso, in custodia
gennaio 2017
Soggetto
Arte. Testi
Letteratura italiana I. Dalle origini al Settecento. Testi
ISBN. 978-88-6973-220-1
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L'opera. Nel 1470 vide la luce a Venezia, per i tipi di Vindelino da Spira, la prima stampa delle poesie volgari di Francesco Petrarca: i Rerum vulgarium fragmenta e i Triumphi. Fu un evento, garantito dal fatto che precedette persino la Commedia di Dante, la cui prima stampa uscirà solo nel 1472 (tre nel medesimo anno; ma ben dodici furono le stampe del Petrarca tra il 1470 e il 1478).

Un esemplare di questo prezioso (e oggi rarissimo) incunabolo finì nelle mani di Antonio Grifo, letterato veneziano, rimatore egli stesso e appassionato lettore di Petrarca (e di Dante), che si applicò in una singolare opera di “commento” dei testi petrarcheschi, costituita da fitte postille manoscritte ai versi e da un ampio apparato illustrativo che, nella tradizione trecentesca dei codici miniati, cercava di dare un’interpretazione figurativa del testo poetico. Il Canzoniere queriniano risulta infatti l’unico testimone della produzione poetica volgare di Petrarca in cui ogni componimento appaia corredato di sue proprie illustrazioni, tanto più suggestive in quanto opere di un miniatore evidentemente lontano dalle forme stereotipate della tradizione di scuola, originalissimo nella rappresentazione figurativa del messaggio poetico petrarchesco.

Grazie alla puntuale esegesi, “critica” e figurativa, del Grifo, questo esemplare è diventato un suntuoso “manoscritto” cartaceo, in cui il dettato petrarchesco impresso tipograficamente viene corredato di un grandioso apparato di chiose manoscritte e di rappresentazioni figurative che occupano ogni spazio bianco della pagina, in una ricchissima decorazione pressoché continua dalla prima all’ultima pagina. L’opera – mirabile documento della fortuna di Petrarca nel Rinascimento – fu commissionata da (o venne destinata, in dono, a) una illustre nobildonna, cui si allude nella dedica come «Vostra Alteza», rimasta però ignota. Come ignoto è rimasto il destino successivo del manufatto, che compare agli inizi del Settecento, forse in possesso della famiglia bresciana Gagliardi, dalla quale sarebbe stato poi trasferito alla Biblioteca Queriniana, dove tuttora si trova.

Questo straordinario incunabolo è stato ora riprodotto in facsimile, onde consentirne una più ampia circolazione (incunabolo veneziano di Vindelino da Spira del 1470, nell’esemplare Della Biblioteca Civica Queriniana Di Brescia, con figure dipinte da Antonio Grifo, Inc. G V 15).

 

   

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