Maria D'Agostino
La nobil città de la sirena. Cultura napoletana e poesia spagnola del Cinquecento
 
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L'autore. Maria D’Agostino è docente di Letteratura spagnola dell’Uni-versità di Napoli « Suor Orsola Benincasa ». Si dedica prevalentemente allo studio della poesia spagnola di epoca moderna e delle relazioni culturali fra Napoli e la Spagna nel Cinque e Seicento.




Indice del libro


Studi e saggi - 60, pp. 136
gennaio 2018
Soggetto
Letteratura italiana I. Dalle origini al Settecento. Saggi
Letteratura spagnola. Saggi
ISBN. 978-88-6973-273-7

€ 16,00
 

L'opera. Attraverso percorsi di studio inediti o poco frequentati, il volume contribuisce a delineare il ruolo centrale che l’Umanesimo e il Rinascimento napoletani rivestirono per la produzione poetica spagnola della prima metà del XVI secolo. Il saggio iniziale affronta uno snodo cruciale della poesia di Juan Boscán relativamente ai modelli strutturali e ideologici che soggiacciono alla costruzione del Libro ii delle Obras del poeta catalano, ripercorrendo, à rebours, un cammino che da Pietro Bembo conduce al De amore coniugali di Giovanni Pontano. Il secondo e il terzo studio, invece, propongono l’edizione critica di due componimenti poetici inediti, l’uno in italiano e l’altro in spagnolo, del misterioso e intrigante poeta-soldato Juan de la Vega, autore dei rarissimi Versos de Juan de la Vega pubblicati a Napoli per i tipi di Mattia Cancer nel 1552 e dedicati al viceré don Pedro de Toledo. Il primo testo, in ottave, si inserisce nel piú vasto ambito dei poemetti encomiastici primo-cinquecenteschi dedicati alle dame della capitale partenopea, mentre il secondo è un interessante tassello dell’evoluzione del genere della missiva in versi nella poesia spagnola fra modello satirico ariostesco e “deriva” epistolare. L’ultimo saggio analizza le modalità di rappresentazione della regalità negli anni finali del viceregno di don Pedro de Toledo per evidenziare come, nei momenti di maggiore crisi dell’autorità vicereale, la propaganda filo-toledana abbia fatto ricorso ai “miti domestici” di epoca aragonese nel tentativo di avvicinare – almeno nell’immaginario collettivo – il governante di quella che era ormai una lontana provincia dell’impero alla dinastia che aveva reso possibile nel Regno di Napoli la costituzione di una nuova “età dell’oro”.

 

   

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